L'ultimo buffone

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C.L.A.P.Spettacolodalvivo

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Una trasposizione popolare delle utopie dell’Illuminismo.

Conferenza spettacolo


Leo Bassi nasce a New York nel 1952 ed è conosciuto a livello mondiale per le sue stravaganti creazioni teatrali e le sue innumerevoli azioni provocatorie. Discendente di un’antica famiglia di commedianti eccentrici e di circensi provenienti da Italia, Francia, Inghilterra e Austria.
Amato o odiato, Leo non ha mai cercato il consenso come artista o come uomo. La sua arte, libera da convenzioni, offre al pubblico un’esperienza appassionante, sensazionale e sconvolgente, dove il suo humour e la provocazione sono strumenti indispensabili per esplorare le contraddizioni della nostra società. Negli ultimi anni i suoi spettacoli hanno toccato temi di attualità politica e sociale. Per Leo, risa e provocazione non sono solo intrattenimento: sono strumenti indispensabili e unici per esplorare le nostre imperfezioni e contraddizioni, e per avvicinarsi un po’ di più all’essenza della vita.

È Leo Bassi in persona a parlarci della sua Conferenza spettacolo:

Questo spettacolo è dedicato alle nuove generazioni che si ribellano alle ingiustizie e al cinismo del Potere, con la speranza che la ribellione e la vitalità dei clown possano essere d’ispirazione in questi tempi confusi.

 
Quando anni fa vidi per la prima volta un breve film del 1896 del mio bisnonno Giorgio Bassi e di suo fratello Giuseppe, entrambi clown, registrato dai fratelli Lumière, l’impatto fu fortissimo. Erano pochi minuti che raccoglievano i migliori momenti del numero circense dei Bassi che mia sorella, storica del circo, aveva trovato negli archivi della Fondazione Lumière di Lione in Francia.
 
Tre anni dopo capii che la semplicità e il buon umore che riscontravo non era frutto di un mondo più ingenuo e innocente, ma tutto il contrario: era un modo molto ben studiato per prendere in giro la pomposità e l’ostentazione del potere politico dell’epoca. Vidi chiaramente che la forza del clown era saper giocare con la stravaganza, al di sopra delle convenzioni, in una società molto formale e strutturata. Perfino il suo modo di vestire non era poesia o surrealismo, ma una maniera per sovvertire le norme rigide dell’abbigliamento conservatore.
 
Iniziai a ricordarmi alcune frasi della mia infanzia circense:
-Il nostro non è un lavoro, è una missione.
-La Chiesa e noi siamo facciamo la stessa attività: vendiamo miracoli!
-Figlio, non ci sono differenze di razza: vali solo per quello che sai fare. Siamo internazionalisti!
-Bisogna essere orgogliosi di chiamarsi “bassi” (Bassi!)
 
Quando ho lasciato il circo, negli anni ’70, volevo fuggire da quello che aveva fatto decadere il mio mondo: spettacoli infantili pieni di tradizioni e convenzioni vuote. Dentro di me, avevo fame di qualcosa di più grande, essenziale: provocazioni, lotte politiche…
 
Ora so che, lungi dall'essere una pecora nera, un rivoluzionario, il mio istinto provocatorio è stato ispirato dallo stesso spirito libertario che ha mosso i miei antenati. Davanti al sistema delle classi rigido, che divideva la società, il circo classico era un luogo nel quale il ceto basso, gli operai, i contadini, potevano liberarsi e aprirsi nuovi spazi nella vita. Erano eroi popolari che dimostravano che con lo sforzo fisico, determinazione intellettuale e molto senso dell’umorismo, i poveri potevano salvarsi. Forse più del socialismo stesso, il mondo del circo era l'incarnazione utopica dell'essenza filosofica dell'Illuminismo.
 
Per essere nato nell’ultima generazione di circo tradizionale e averlo conosciuto dall’interno, ho iniziato a considerarmi l’Ultimo Clown. Non è uno spettacolo, è un ritorno cosciente alle responsabilità etiche della mia famiglia…
È una rivolta popolare contro la tirannia di oggi e di sempre.



Oltre alla sua immagine polemica, Bassi è anche un attore e autore teatrale che ha ricevuto riconoscimenti e premi.  
Nel Novembre 2006 viene premiato con il Premio GROCK Cittá di Imperia, Italia, per la carriera di Clown; nel 2018 Premio del Festival de Certaldo, Italia, alla carriera.
 


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