Uno nessuno centomila

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Pacta. dei teatri

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di Luigi Pirandello

Drammaturgia e regia: Annig Raimondi
Con: Maria Eugenia D’Aquino, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi, Annig Raimondi
Musiche originali: Maurizio Pisati
Scene: Massimo Scheurer
Disegno luci: Fulvio Michelazzi
Costumi: Nir Lagziel
Produzione PACTA. dei Teatri
In collaborazione con il progetto riabilitativo RI – COSTRUZIONE del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASST di Lodi e Regione Lombardia

 
Vitangelo Moscarda (Gengé per gli amici) è un uomo comune e normale. Conduce una vita agiata e priva di problemi grazie alla banca (e alla connessa attività di usuraio) ereditata dal padre. Un giorno questa tranquillità viene turbata da un commento della moglie Dida: il suo naso pende un po’ da una parte.
Da questo momento la vita di Gengé cambia completamente, poiché si rende conto di apparire agli altri diverso da come si è sempre percepito. Così decide di trasformare la sua vita e, nella speranza di scoprire chi sia veramente, compie azioni che vanno contro a quella che era stata la sua natura sino a quel momento.
 

L’idea registica ha coinvolto nell’allestimento Ri-Costruzione, il progetto riabilitativo del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASST di Lodi, voluto 10 anni fa in collaborazione con la Cooperativa Sociale il Mosaico Servizi e finanziato da Regione Lombardia: un progetto che ricrea percorsi lavorativi possibili che utilizzino le capacità ideative di soggetti cosiddetti ‘altri’. Partendo dai disegni preparatori, i creativi del laboratorio Ri-Costruzione hanno ideato e realizzato le macchine di scena teatrali. Il lavoro ha portato alla realizzazione di due macchine alchemiche, una realizzata con colori caldi rappresenta il fuoco e il maschile ed è alimentata a energia elettrica. L’altra creata con colori freddi simboleggia l’acqua e la femminilità ed è una macchina idraulica. Assieme simboleggiano la complessità della natura umana.
 

“Il relativismo dei punti di vista (a partire dall’opinione che gli altri hanno del naso di Vitangelo...) spiega come la pazzia sia semplicemente uno dei modi possibili di stare al mondo e come ogni narrazione umana non possa ‘concludere’ assolutamente nulla” spiega la regista Annig Raimondi.
L'opera è concepita come il diario di un uomo che subisce direttamente le conseguenze dei processi evolutivi in corso nel mondo contemporaneo, avvertendo la propria identità sfaldarsi e perdersi nella corsa verso il progresso.


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