Interno - Indoor

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C.L.A.P.Spettacolodalvivo

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INTERNO

C.ia Anna Dego, Alessandro Mor
Di e con Anna Dego e Alessandro Mor

La partita si gioca in due, in un interno, tra un tavolo, due sedie e un attaccapanni. Un uomo e una donna sono in procinto di uscire.
Nei brevi istanti  di silenzio in cui si mettono il cappotto o si allacciano le scarpe, flussi di pensieri li attraversano. Lo spazio inizia a trasformarsi, il tempo si dilata, il mondo reale sfuma in quello immaginario. Di colpo sono in gioco.
Gioco, partita, incontro. I due si fronteggiano, si spalleggiano, si accaniscono, più simili a partner di danza che ad avversari. Colpo su colpo si rimbalzano le loro fragilità, i loro sogni, le loro paure. Non ci si può tirare indietro, nessun bordo campo, nessuna quinta, si può solo giocare fino in fondo. Prima di uscire.
 
Abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto nell’estate 2014, partendo da spunti e riflessioni legate all’opera dell’autore americano D. F. Wallace e dell’antropologa Annabella Rossi,  fino a presentare a novembre 2015 il nostro primo studio dal titolo Interno, nel Festival Quasi solo 2015 a Brescia. Lo spettacolo Indoor ha debuttato il 6 luglio 2016 all’interno del Festival Da vicino nessuno è normale, Teatro LaCucina, Olinda, Ex Ospedale Psichiatrico, Milano.

 Fin dall’inizio per le musiche abbiamo fatto riferimento al compositore e musicista giapponese Ryuichi Sakamoto. Ci interessa la sua eclettica capacità di spaziare tra generi diversissimi, di trovare analogie tra mondi diversi, senza perdere la propria bussola artistica. Ci interessa il suo concetto di  Duty Free Music, in altre parole una musica libera da doveri.

D. F. Wallace ci colpisce perché guarda in faccia le grandi paure del nostro tempo, senza giudicare e con acuta ironia, l’autore americano rivitalizza gli elementi di umanità e di magia che ancora esistono nonostante l’oscurità dei tempi.
La visionaria celebrazione del tennis nel suo saggio Il tennis come esperienza religiosa, è diventato per noi la metafora dell’incontro con l’altro, della lotta contro se stessi, “Scompari dentro il gioco: fai breccia nei tuoi limiti, limiti che devono essere uccisi e compianti, all’infinito”, scrive.
Anche Annabella Rossi, antropologa, fotografa salernitana ha lambito il nostro lavoro; studiosa di tradizioni popolari del sud Italia, ha ritratto un’umanità in cui il corpo è espressione dell’anima, in cui il corpo si abbandona alla mente, pescando nei ricordi ancestrali le proprie pulsioni.
Interessante contrappunto con il mondo di D.F. Wallace.

Fonti letterarie:
David Foster Wallace: Il tennis come esperienza religiosa, La ragazza dai capelli strani, Infinite Jest, Un antidoto contro la solitudine.
Annabella Rossi: Lettere da una tarantata, Carnevale si chiamava Vincenzo scritto con Roberto de Simone.


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