Vania

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CHRONOS3

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ideazione e regia Stefano Cordella
con Francesca Gemma, Vanessa Korn, Umberto Terruso, Fabio Zulli
disegno luci Marcello Falco
costumi e realizzazione scene Stefania Corretti e Maria Barbara De Marco
organizzazione Valeria Brizzi
con il sostegno di fUnder 35 e MiBACT /Regione Umbria /Comune di Gubbio /URA
NEXT - Laboratorio delle idee per la promozione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo

Progetto vincitore del premio “Giovani Realtà del Teatro” - edizione 2015
Menzione speciale alla Drammaturgia – Festival Inventaria 2016 – Teatro dell’Orologio – Roma
Spettacolo vincitore del bando NEXT - Laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo (progetto di Regione Lombardia)
Spettacolo finalista In-box 2017

Le date del 14 e 15 gennaio 2019 sono in collaborazione con Centopercento Teatro.



“Tutti, finché siamo giovani, cinguettiamo come passeri sopra un mucchio di letame. A vent'anni possiamo tutto, ci buttiamo in qualsiasi impresa.
E verso i trenta siamo già stanchi, è come dopo una sbornia. A quarant'anni poi siamo già vecchi e pensiamo alla morte. Ma che razza di eroi siamo?
Io vorrei solo dire alla gente, in tutta onestà, guardate come vivete male, in che maniera noiosa.
E se lo comprenderanno inventeranno sicuramente una vita diversa, una vita migliore, una vita che io non so immaginare.”


Così scriveva Anton Cechov in una delle sue lettere. Ed è proprio dalla stessa pervasiva sensazione di stagnamento ed immobilismo che è nata la necessità di questo lavoro. Come la maggior parte dei trentenni, anche OYES si ritrova in un limbo poco rassicurante. Il rischio è quello di sopravvivere galleggiando nel "letame" di cui scrive Cechov.
E così ha deciso di raccontare le paure, il senso di vuoto, la difficoltà di sognare dei nostri tempi, attraverso una drammaturgia originale costruita a partire dai temi e dai personaggi principali di Zio Vanja, uno dei capolavori dell'autore russo.

La vicenda si svolge in un paesino di provincia e ruota attorno alla figura del Professore, tenuto in vita da un respiratore artificiale. Non si vede mai lui, ma le conseguenze che la sua condizione produce sul resto della “famiglia”: la giovane moglie Elena, il fratello Ivan, la figlia Sonia, il Dottore. Come in Zio Vanja anche questi personaggi sentono di non vivere la vita che vorrebbero. Ma la spinta al cambiamento deve fare i conti con la paura di invecchiare, le rigidità, i sensi di colpa, il timore di non essere all'altezza.

RASSEGNA STAMPA
L’ottima prova attoriale della compagnia Oyes si sposa alla svelta ma puntuale rilettura del testo di Cechov, che qui assume ancora più acri riflessi di un disagio generazionale. Renato Palazzi (http://www.delteatro.it/2016/02/26/3772/)

Quattro bravi attori e una regia già molto ricca e articolata (di Stefano Cordella) danno uno spettacolo vero e avvincente, cui non manca per altro ironia e consapevolezza. Gian Franco Capitta, Il Manifesto

Un bell’esempio di cosa si possa fare con Cechov è il lavoro fatto dalla compagnia Oyes. […]. Le vite degli attori di Oyes (tutti bravi, originali, intensi, insoliti, da Francesca Gemma, una Sonia spassosa, aggressiva, a Umberto Terruso, Doc cioè Astrov, al divertente Fabio Zulli, Ivan) sono curiose varianti di quelle cechoviane, ma hanno lo stesso sottofondo: voler vivere un’altra vita e non riuscirci.
Fausto Malcovati, Hystrio 2.2016 e Milanoinscena.it (http://www.milanoinscena.it/spettacolo/vania-2/)

Un simile mélange di tragico e di comico, già esemplare di per sé, trova sbocco – sul piano strettamente spettacolare – in alcune sequenze assolutamente memorabili […] Molto bello, davvero. E molto giusto. Non esito a concludere dicendo che, fra le tante «attualizzazioni»
di «Zio Vanja» che mi è capitato di vedere, questa è sicuramente una delle più fondate e trascinanti. E buona parte del merito va attribuita, s’intende, ai quattro bravissimi interpreti: Fabio Zulli (Vania), Francesca Gemma (Sonia), Vanessa Korn (Elena) e Umberto Terruso (il dottore). Sono capaci di trasmettere di nuovo ciò che impareggiabilmente trasmise Cechov: tutto il riso e lo strazio della vita. 

Enrico Fiore (http://www.controscena.net/enricofiore2/?p=1932)

Mi piace condividere l’ottima impressione già suscitata su molti critici dallo spettacolo Vania. È, parafrasando Louis Malle, un Vanja sulla via Gluck: insomma un Cechov impastato alla milanese che il gruppo Oyes ha allestito su ideazione e regia di Stefano Cordella, con empatica partecipazione scenica di Francesca Gemma, Vanessa Korn, Umberto Terruso e Fabio Zulli. Sono minimali, gentili e semplici nel rendere lo spirito, la sostanza, più che il dettato del testo originale. Dimostrano quanto e come quei temi eterni, quelle frustrazioni e quei desideri raccontati un secolo fa, siano ancora
amaramente e ardentemente vivi.

Andrea Porcheddu (http://www.glistatigenerali.com/teatro/primavera-dei-teatricalabria-la-comunita-che-verra/)

Vania, della compagnia lombarda Oyes, ridà vita in un’atmosfera d’oggi alla storia che Anton Cechov ha raccontato centoventi anni fa in Zio Vanja. Come se quella struttura di rapporti, di attrazioni mancate, amori delusi, individui che non sanno far presa sulla realtà, avesse dato al regista Stefano Cordella e al suo gruppo di attori il filo sul quale costruire una storia odierna. Senza troppe dimostrazioni o metafore, ma nella limpida osservazione,
che ancora una volta punta la lente sulla bolla di un tempo fermo a cui è costretta questa generazione.

Roberto Canziani (http://robertocanziani.eu/quantescene/)

Riscrivere Cechov. Gli Oyes guardano in faccia la tigre e ne escono bene. Un’intelligente scrittura collettiva e una regia che cerca il graffio autoriale.
Diego Vincenti - Il Giorno


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