So on earth

Categoria:

Ente:

Industria Scenica

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SO ON EARTH

COREOGRAFIA:  Ellisabetta Consonni
PERFORMER: Annamria Ajmone, Sara Leghissa, Alessandra Bordino
COMPOSIZIONE SONORA: Aftab Darvishi
LIGHT DESIGNER: Violeta Arista
RESPONSABILE DI PRODUZIONE:  V. S. F.

“There’s light somewhere, It may not be much light but it beats the darkness” (Hank)
 
Se quello che dobbiamo aspettarci dal progresso è un processo sempre più veloce di accumulazione di beni e di informazioni, un sistema che va via via sempre complicandosi, dove rischio di perdermi, allora ho bisogno di prendere del tempo. Di osservare, solo osservare senza fare. Di ascoltare il silenzio. E se vedrò qualcosa, continuerò ad osservarlo e ad osservarmi, lasciando che qualcosa accada.  So on earth dichiara la necessità di un processo di profonda autoconsapevolezza in termini sia emotivo-cognitivi che fisici. Il lavoro include elementi coreografici, luminosi e sonori, organizzati spazialmente secondo una dinamica centripeta. Esso intende avere un forte impatto visivo ma anche esperienziale, chiedendo al pubblico un coinvolgimento attivo. 

LUCE/BUIO
Luce è capacità di osservare, rende le cose visibili. E’ consapevolezza. Un black out, l’oscurità, attiva un ascolto profondo e necessita un estremo silenzio, per agire al suo interno: un blackout è il punto di partenza del lavoro. Esso accoglie un pubblico che diventa responsabile di trovare la propria via per entrare nello spazio con un'esperienza sensoriale. In questa situazione vulnerabile, come è possibile relazionarsi con gli altri e con lo spazio attorno?
Nel buio si percepisce la presenza di un’azione: una partita tra giocatrici bendate che cercano comunque di passarsi la palla, con tutte le difficoltà della  situazione. La qualità di movimento indecisa e comicamente goffa scaturisce di conseguenza. Qui comincia il processo di evoluzione di un elemento luminoso nel buio, da singola luce ad una cooperazione di molte. La luce e’, al contempo, attrice e strumento di visibilità adoperato dalle persone in scena per fare chiarezza/far vedere/vedere e instaurare, di conseguenza, un tipo differente di relazione reciproca. 

ORGANIZZAZIONE SPAZIALE A CERCHI CONCENTRICI/DINAMICA VORTICEA  
Il lavoro assumerà le sembianze di una evoluzione di cerchi concentrici in un unico vortice fatto di luce, persone e suono. Ritorna, nell’immagine finale, il tema delle giocatrici, questa volta risolto in un ludico lavoro di squadra per un passaggio di luci, in contrapposizione alla scarsa possibilità di comunicazione proposta all’inizio del lavoro. La scelta dell’organizzazione spaziale centripeta sta nell’intendere un punto luminoso come centro di attenzione, nella contemplazione del quale (nello stare attorno al quale) si innesca un processo graduale di cambiamento: dall’individualismo alla cooperazione attraverso una presa di coscienza. Il pattern spaziale deriva, inoltre, da una sperimentazione già fatta in studio, in cui sono state proposti 5 giorni di esperienze psico-fisiche intense, inerenti a processi di propriocezione. 

SUONO CIRCOLARE
Il suono è qui considerato come sostanza in movimento assieme a luce e persone.  La base della composizione originale, creata in collaborazione con la compositrice iraniana Aftab Darvishi, sarà il suono prodotto da campane tibetane (gong). Il movimento circolare del bastone sulla campana produce delle vibrazioni o onde alfa che sono molto simili a quelle emanate dal cervello in uno stato di attiva ma rilassata coscienza.

  






 


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