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DiDstudio

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LU

di e con Pietro Pireddu
musiche Linda Varagnolo
fotografia Serena Giardiello
produzione Company Blu con il sostegno MiBACT e Regione Toscana.

Azione sperimentale sulla natura dell'impermanenza. Dialogo tra corpo e vuoto. Transizione, in uno spazio liminale, di un'anatomia mutevole soggetta a variazioni dimensionali interne ed esterne. , tradotto letteralmente dal tibetano, significa "ciò che ci lasciamo alle spalle". Parola con cui i tibetani identificano il corpo. 
Questo progetto mette in luce le dinamiche, le forze, gli eventi che regolano spazio e corpo. Il corpo come spazio di manifestazioni in cui si può apprezzare, riconoscere, quella stessa ciclicità riscontrabile in qualsiasi processo vitale. 
Il percorso è un’indagine fra la componente esterna e quella interna, tra il visibile e l'invisibile. Un'indagine che si svolge fra la materialità dell'azione, i vuoti e le mancanze che ne supportano i contenuti. Il risultato strutturale messo in opera, e in evidenza, da questo tipo di ricerca è un insieme eterogeneo di parti che lasciano spazio ad una visione libera e in totale ascolto
Il Tema della morte, dell'impermanenza, si dispiega all'interno del progetto come un filo che tiene insieme tutte le parti e ne costituisce la spina dorsale. La morte qui è trattata come oggetto di studio che possiede diverse sfaccettature e sfumature che sono caratteristica delle stesse possibilità che questo evento mette in atto. Morte come momento di crisi, di trasformazione, di cambiamento, che possiamo sperimentare, non solo nel momento finale della nostra vita, ma anche durante le fasi salienti del nostro percorso sotto forme, che se riconosciute, mettono a disposizione tutta la loro forza liberatrice. 


Spettacoli

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