Derives

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DERIVES

Interactive Sound Performance
Andrea Giomi
(Drammaturgia, Sistema Interattivo, Design Sonoro, Performance)
 
 

«La deriva si presenta come una tecnica del passaggio veloce
attraverso ambienti diversificati.
Il concetto di deriva è indissolubilmente legato al riconoscimento di effetti di natura
psicogeografica ed all’affermazione di un comportamento ludico-costruttivo,
ciò che da tutti i punti di vista lo oppone
alle nozioni classiche di viaggio e di passeggiata.
»
Guy-Ernest Debord
 
Ridefinire la geografia del corpo estendendo, grazie ai feedback sonori, la coscienza percettiva del gesto e dell’ambiente sensoriale. A partire dalla realizzazione di un sistema interattivo altamente sofisticato, questo lavoro esplora la nozione di “deriva” come dispositivo di creazione scenica e musicale, in grado di valorizzare i meccanismi immaginativi alla base della fisiologia del movimento. La deriva, intesa come abbandono erratico agli stimoli ambientali, si concretizza in questo lavoro come indagine attorno agli enigmi del corpo e del suono. Attraverso l’utilizzo di alcune tecniche di visualizzazione interna, il performer sviluppa un principio di propriocezione sonora capace di stabilire una sorta di tensione interna ai materiali, acustici ed anatomici, che permette alla forma del corpo e del suono di entrare in comunicazione. Questo percorso conduce il performer
a considerare il potenziale sonoro del corpo come materia di creazione la quale risponde ad un processo di ascolto profondo.
L’anatomia corporea diventa allora uno strumento di composizione per la scena, capace di riterritorializzarsi in una corporeità immaginaria, in cui tanto l’interno quanto l’esterno, ormai intrecciati, si rivelano sotto forma udibile grazie ai devices di motion capture impiegati.
È qui che la deriva si manifesta quale dispositivo di narrazione sonora, capace d’investire tanto l’emergere del gesto quanto la qualità corporea, tanto gli stati fisiologici interno quanto la loro proiezione all’interno dello spazio. Come in un gioco di specchi, l’immagine del corpo, destabilizzata e deformata dal medium digitale, si moltiplica attraverso i differenti spazi dell’udibile: l’interno del corpo, l’esterno del gesto, lo spazio della relazione, si confondono e s’intrecciano divenendo forme multiple della risonanza.
 
Il sistema interattivo sviluppato per questa performance si basa sull’utilizzo di tre tipologie di sensori: captazione ottica, sensori di movimento e sensori di bio-feedback, per esplorare tre differenti livelli della corporeità: lo spazio, il gesto e gli stati fisiologici interni. 
La performance, concepita secondo una struttura modulare (ogni modulo implica un’interattività sonora differente come anche un lavoro specifico sulla qualità corporea), si articola attorno ad una forma compositiva aperta, in grado quindi di riflettere, da un punto di vista formale, la logica della deriva. La dimensione dell’improvvisazione gioca in effetti un ruolo significativo nella strutturazione delle sequenze musicali. La deriva è qui
introdotta come principio genetico, in grado di indurre l’esplorazione dei diversi spazi sensoriali (l’interno del corpo, il gesto e lo spazio) in relazione agli « effetti psicogeografici » dei feedback sonori. Questi implicano l’emergenza d’una relazione chiasmatica tra movimento e suono, ovvero una reversibilità costante tra retroazione ed anticipazione: il gesto genera il suono, il suono è visualizzato a livello propriocettivo producendo così un cambiamento dello stato psicofisico. Questa modificazione interna influenza la creazione intuitiva del movimento successivo, che a sua volta genera una nuova sonorità. All’interno di questa dinamica, la deriva non è che il principio che permette l’emergere di una logica della composizione musicale in grado di mettersi all’ascolto del potenziale sonoro della corporeità.
 


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