Rosso Wilde - il ritratto di Dorian Gray

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ROSSO WILDE
IL RITRATTO DI DORIAN GRAY


di Davide del Grosso e Claudio Orlandini
con Davide del Grosso
assistente alla regia Chantal Masserey
realizzazione scene di Stefania Solari
regia di Claudio Orlandini
produzione COMTEATRO
durata spettacolo:  75 minuti
organizzazione TEATRO TELAIO – RASSEGNA PALCOSCENICI SUPERIORI
  

“Di questo libro si può parlare.
Di questo libro si deve parlare.”
 
E’ iniziato così il nostro studio dell’opera di Wilde: con la consapevolezza della sua ricchezza tematica, della sua attualità così marcata da renderla un’opera urgente oggi e il nostro tentativo di tradurla in una forma teatrale immediatamente leggibile.
Perché il romanzo di Wilde è un libro che come  il suo protagonista non sa invecchiare: Dorian è un ragazzo a tal punto terrorizzato dall’idea di perdere la sua bellezza, e soprattutto il potere che quella bellezza esercita sul mondo, da desiderare che un ritratto muti al suo posto. Vende tutto di sé Dorian, la sua  integrità, la sua ingenuità bambina, la sua coscienza, i suoi desideri pur di non perdere l’immagine perfetta di sé.
E come Dorian, l’opera di Wilde ha bisogno ancora oggi di essere corteggiata, avvicinata con cura, studiata con rigore e amata appassionatamente. Solo così, lentamente, le pagine dell’autore irlandese si schiudono rivelando un variegato ventaglio tematico capace di parlare a tutte le età: la differenza tra estetica e bellezza, la paura dell’invecchiamento (oggi clinicamente chiamata sindrome di Dorian Gray), il tentativo di dividere anima e corpo, la scoperta adolescente delle passioni e dei sensi, il rischio di perdersi al loro interno, la bellezza della curiosità ed il suo pericolo, il valore dell’influenza degli altri nella costruzione di sé, l’interrogarsi sul ruolo salvifico dell’arte. Questi sono solo alcuni dei temi che la complessità di pensiero di Wilde attraversa con lucidità, ironia, contradditori e un sorprendente contenuto emotivo.
Questo abbiamo studiato, questo abbiamo messo in scena: una conferenza improbabile, una lezione teatrale, un dialogo aperto col pubblico, una favola gotica. L’attore prende il pubblico per mano e lo guida nel suo incontro con Wilde, nella sua vicenda umana, nel viaggio attraverso la sua opera: i venti capitoli del romanzo si snocciolano attraverso una narrazione incalzante in bilico tra ironia e noir; i personaggi appaiono, parlano in prima persona, agiscono, lottano, muoiono; l’attore si sposta sui vari punti di vista e trova spazi di riflessione aperta e di dialogo col pubblico; mentre lui, Oscar Wilde, ancora oggi sembra divertirsi a tenerci in scacco creando paradossi. Continuamente ci convince che abbiamo capito, e non appena siamo certi di aver afferrato il punto lui lo sposta un po’ più in là, fino a suggerirci che non c’è nessun punto da afferrare.
C’è solo la vita, in tutta la sua sorprendente e crudele bellezza.
 
 


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