Aiace

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Pacta. dei teatri

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AIACE

di Ghiannis Ritsos
traduzione di Nicola Crocetti
con Viola Graziosi
voce di Graziano Piazza
regia Graziano Piazza
Scenografia musicale Arturo Annechino
Costumi Valentina Territo
Registrazioni e mix David Benella
Assistente alla regia Ester Tatangelo
 
"In ogni pozzo e dentro di noi c'è una bella donna annegata, una donna annegata che non vuol morire, e non so neppure cosa significhi" - Aiace

Una donna, forse una proiezione, un miraggio? Un uomo, Aiace, evocato attraverso la voce di lei. Ripercorrono insieme la storia dell'eroe, dai fasti delle vittorie fino al grottesco tragico epilogo, nella domanda di un'assenza, nello sguardo lontano di un incomprensibile suicidio. Pian piano la donna riveste i panni dell'eroe attraverso le sue parole e le sue folli azioni, fino ad assumerne quasi le sembianze. Non più moglie e madre e amante muta e impotente, ma eroina dei nostri giorni.

L'Aiace di Ritsos, scritto tra il 1967 e il 1969, è una rilettura della tragedia di Sofocle attraverso la quale il poeta greco, considerato tra i più grandi del '900, offre una visione lucida e cruda della sua contemporaneità umana e politica. L'eroe non c'è più. Gli dei non ci sono più. Nel mettere in scena oggi questo testo ho voluto capovolgerne le parti per interrogare il lato femminile, sensibile dell'eroe, quella voce muta che finalmente arriva al centro della scena e prende parte alla battaglia del vivere.
Dramma interiore di quanto al di là del genere il mito ci abita, ci muove, ci sorprende nelle piccole pieghe quotidiane della nostra esistenza contemporanea, ci permea di grandezza e di impotenza nello stesso tempo. L'Aiace di Ritsos è un eroe per forza, umiliato dall'impotenza della "normalità", di ciò che gli altri gli impongono di essere. Un Uomo che combatte le sue vicende quotidiane,  teso verso un percorso mitico, ma a cui il destino fa compiere azioni ridicole, nello sforzo ossessivo di difendere i propri trofei, a costo della vita e che, infine, scopre la liberazione di perdere ogni cosa.  Qui Aiace abita la voce della donna per rivelarle che è sufficiente un passo per raggiungere l'altra riva, dove sono i pioppi tranquilli e il fiume bianco. Lei si pone in ascolto, ricorda, parla, comprende, prende posizione. Si perdono i confini di genere e di spazio vitale, l'uomo e la donna si fondono, non è più chiaro chi abita e chi è abitato.
 


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