Jezabel

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Pacta. dei teatri

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Dall’omonimo romanzo di Irène Némirovsky
Traduzione Maddalena Mazzocut-Mis
Adattamento Maddalena Mazzocut-Mis e Sofia Pelczer
Regia Sofia Pelczer
Con Lorenza Dominique Pisano, Sara Zanobbio e Ivano La Rosa
Violinista di scena Marta Pistocchi
Scene Fabiana Sapia e Francesca Moioli
Costumi Naomi Galbiati e Fabiola Dusetta
Movimenti di scena Lara Vai
Consulenza musicale Francesca Badalini
Assistente alla drammaturgia Vanja Vasiljevic
Assistenti alla regia Chiara Valli, Karin Rossi, Costanza Motta
Organizzazione e promozione Chiara Lo Dato e Costanza Motta
Produzione Teatro Sguardo Oltre con il patrocinio del Municipio 6 di Milano
Durata 1 ora e 40 senza intervallo

 
Aula di tribunale nella Parigi degli anni ’30. L’imputata è Gladys Eysenach, colpevole dell’omicidio del suo presunto giovane amante. Lei, troppo bella e troppo ricca. Ha ucciso. È andata proprio così. O no? E se sì, perché lo ha fatto?
Da qui inizia un flashback vorticoso, la mise-en-scène soggettiva del suo rapporto con gli uomini, con la figlia in età da marito, ma soprattutto con se stessa, le sue inquietudini e il suo incolmabile bisogno di sentirsi amata. Il tentativo disperato di fermare il tempo è il motore di ogni sua azione, di ogni sua relazione e di ciascuna frase da lei pronunciata. La protagonista vive in balia del suo narcisismo, del desiderio di ritrovare quell’ebbrezza giovanile dell’attimo in cui tutto può ancora accadere.
 
Il conflitto feroce tra una donna, aggrappata al proprio passato, e le generazioni successive, che si sentono derubate del proprio presente. Al suo fianco, un’attrice incarna la giovinezza e il doppio di Gladys e un attore assume in sé l’archetipo del seduttore, dell’amante e di tutti i significati che il maschile rappresenta nell’universo della protagonista. I due attori vestono di volta in volta i vari ruoli del romanzo, creando una messinscena di ricordi orchestrata dalla protagonista.
In scena anche una violinista con le musiche del periodo (anni ‘10 e ’30) per un romanzo che con grande sapienza mescola i generi del giallo, del dramma psicologico e del melodramma.
 
“Jezabel di Irène Némirovsky (1936), è permeata da un’attualità sorprendente - spiega la regista Sofia Pelczer -. Ci siamo riconosciute nell’opera e nelle domande che pone. Abbiamo intrapreso un viaggio tra le immagini e i temi dell’autrice per comporne uno spettacolo teatrale, scegliendo come fil rouge il tallone di Achille della donna contemporanea: l’ossessione della giovinezza e della bellezza. Quali sono le conseguenze dell’attaccamento malato alla propria immagine?”.
 
Incontro prima dello spettacolo
15 dicembre 2017 ore 19.30
 “Specchio specchio delle mie brame…Figlie, Donne, Madri e gli enigmi della femminilità”
Conversazione tra la regista Sofia Pelczer e la dott.ssa Maria Barbuto per Jonas Onlus, centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi, sul rapporto controverso e difficile tra la donna e la sua immagine.
Attraverso il personaggio di Gladys, protagonista della pièce, saranno messe in luce le ombre e le difficoltà che la donna sviluppa nel rapporto con se stessa e con il proprio corpo lungo il percorso della sua identità femminile, spesso frammentata e incompiuta.
 
 


Spettacoli

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