Dopo la fine

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DOPO LA FINE

Produzione: Ariella Vidach Aiep
Coreografie: Paola Lattanzi
Interpreti: Elisabetta di Terlizzi, Piera Gianotti, Paola Lattanzi, Emanuel Rosenberg
 
Dopo la fine è un avvicinamento attraverso il linguaggio coreografco a uno dei più complessi e affascinanti esempi della letteratura mondiale.
Il lavoro rappresenta la proposta di leggere Dante in modo attuale: un approccio visivo al testo, che registra posture e movimenti e le reinstalla nello spazio di volta in volta come tableaux vivant.
Da Botticelli a Caravaggio, da Gustave Doré a William Blake, da Rodin fno a Boccioni. Oggi, a 750 anni dalla sua nascita, Dante continua ad ispirare il contemporaneo: Pasolini, Godard, Go Nagai, l’universo della musica pop (troppo lungo da citare), la moda (Alexander Mcqueen), i video giochi.
Il nostro debito nei confronti di Dante è immenso quanto inconsapevole.
Dante è un’icona pop mondiale, ma chi è Dante per me? Il materiale coreografico e drammaturgico nasce dalle nostre risposte a questa domanda.
La danza prende forma nelle idee come nel corpo, in un corpo consapevole della valenza espressiva di ogni gesto e in un immaginario capace di allegoria. Il look dei performer è quello di un trentenne contemporaneo.
Non c’è pathos se non originato dall’azione e dal coinvolgimento fisico, ma il lavoro è percorso da una tensione tra l’alto e il basso, il bello e il brutto. Come per il viaggio dantesco: l’oltretomba non è un luogo fsico ma uno stato.
La conoscenza del peccato e del brutto dentro di sé è la premessa necessaria per avvicinarsi al bello.
 
Note di regia
Nella nostra cultura l’ombra di Dante si allunga anche dove non ci sono riferimenti espliciti. Secondo T.S. Eliot, Dante riuscì a trattare il pensiero del suo tempo “non come una materia di discussione, ma come materia di visione”. Il metodo allegorico, l’uso della metafora e della similitudine, era un procedimento che permetteva l’universalizzazione dei personaggi e delle emozioni. Per Eliot, l’allegoria è una “disposizione mentale, la forma intellettualizzata di un processo spontaneo attraverso cui l’uomo interpreta la realtà”.
Dall’idea alla visione attraverso l’allegoria. Uomini realmente vissuti e odiati in vita da Dante, diventavano rappresentazioni di un peccato, di una colpa, di una sofferenza o di un merito e tutti entrano in maniera sorprendente nella contemporaneità.
Alcuni dannati sono rannicchiati, altri supini, la loro postura è sempre dettagliata. Una fsicità dilaniata, che non sarà mai davvero sconftta.
Fino al giudizio (almeno) quei corpi continueranno nella loro incessante resistenza.
 

CV della compagnia Progetto Brockenhaus (2008)
Ha creato diversi spettacoli di teatro fsico e varie performance site-specifc rappresentati in numerosi festival e realtà teatrali del territorio Svizzero ed Europeo. La compagnia è in un continuo processo di ricerca di un linguaggio estetico, artistico e poetico che attraversi differenti arti sceniche quali il teatro, la danza, la  musica e le arti visive. Gli interpreti e fondatori della compagnia, Elisabetta di Terlizzi, Piera Gianotti, Francesco Manenti, Emanuel Rosenberg, collaborano da tempo con alcune tra le più conosciute compagnie di teatro-danza tra le quali: Sosta Palmizi, Teatro Kismet Opera, Compagnia Enzo Cosimi, Dimensioni Parallele Teatro, Filo di Paglia. Produzioni: Seasons (2015/2016 site specific); Labirinto per uno spettatore
(2014/2016 site specific); 3 Soldi dalle stelle alle stalle (2014/2016 spettacolo); Pasoliniana (2013/2016 site specifc) Primo Premio per Opera appartamento Altofest 2013; Urban Monkeys (2012 – performance); Not dal Mot (2011 – performance); La Traversata (2011 – performance); La menta sul pavimento (2009-2014 spettacolo); Sagra (2010 – 2014 spettacolo) Selezionato al BE-Festival 2012/Birmingham e al TanzPlanOst 2014; Non facciamone una tragedia (2009 – 2011 spettacolo).
 
 
 


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