I brutti anatroccoli

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C.L.A.P.Spettacolodalvivo

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liberamente ispirato alla fiaba di Hans Christian Andersen
di e con Silvano Antonelli
Scenografia Elisabetta Ajani
Disegno luci Sasha Cavalli
Tecnico luci e fonica Enrico Seimandi
Videoproiezioni Francesca Ventura
Assistente alla produzione Talia Geninatti Chiolero
Organizzazione Paola Elettro
Ricerca materiali e video interviste a cura dell'Osservatorio dell'immaginario
Un ringraziamento a Tiziana Nasi e a Giada Morandi 




IL TEMA
Essere uguali. Essere diversi.
Cosa ci fa sentire “a posto” oppure “in difetto” rispetto a come “si dovrebbe essere”? Diverso da chi, da cosa? Come si fa a sentirsi né uguali né diversi ma unici?
Il mondo è pieno di modelli e di stereotipi di efficienza e “bellezza” rispetto ai quali è facilissimo sentirsi a disagio. Basta portare gli occhiali, o metterci un po' più degli altri a leggere una frase, o avere la pelle un po' più scura o un po' più chiara, o far fatica a scavalcare un gradino con la sedia a rotelle, o essere un po' troppo sensibili, o un po'... 
Chiusi nelle proprie emozioni è come si sentisse un vuoto, un pezzo mancante. Ma è proprio da quella mancanza che bisogna partire.

So che parlare di “diversità” è cosa delicata. Per non dire difficile. Parlarne con bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria ancora di più.
Sembra, a volte, che coi bambini si debbano affrontare solo certi temi: è come se si volessero proteggere da argomenti che riteniamo non adatti a loro.
Mi permetto di pensare che nessun argomento è “non adatto” ai bambini. Quando lo pensiamo, non facciamo altro che proiettare su di loro le nostre paure, le nostre inadeguatezze.

Certo, ci vuole delicatezza, bisogna trovare il modo giusto, il linguaggio adeguato. Ma nessun tema è estraneo al mondo. E ai bambini. Tanto meno temi quali la diversità e l’inclusione: sperimentano quotidianamente la relazione, ad esempio coi compagni di classe.
Ma sono anche i portavoce degli stereotipi che passano loro gli adulti. 
E’ per questo che ho voluto fare uno spettacolo su un tema apparentemente non semplice. Cercando il modo per parlarne.

I LABORATORI E LE PROVE
I laboratori teatrali con i bambini sono sempre il cuore di ogni mio allestimento, anche per I brutti anatroccoli. Al centro dell’attività c’era l’idea di chiedere loro di definire delle parole. E, a partire dalle definizioni che avrebbero dato, “giocare” con loro al teatro, attraverso l’improvvisazione.

Le prove de I brutti anatroccoli sono state accompagnate costantemente da una sensazione che non mi era mai capitato di provare. Argomento delicato e, quindi, irto di rischi: ho detto una cosa retorica? Ho fatto del facile pietismo? Sto offendendo involontariamente qualcuno? E mille altre domande…



LO SPETTACOLO E LA FIABA
Questo tempo pare sfidarci a essere capaci di costruire noi stessi e la nostra identità, accettando le differenze e le unicità di cui ognuno è portatore.
La fiaba di Andersen a cui il titolo si ispira è qui vista come un archetipo: un “classico” che tocca un argomento universale, che va ben oltre il tempo in cui la fiaba è stata scritta, per indagare un tema che tocca nel profondo il destino di ogni bambino e di ogni persona. Una fiaba che si modifica per parlare a questo presente. 
Anche chi non conosce perfettamente lo svolgimento della storia ha nell’immaginario l’idea di ...un brutto anatroccolo... schernito da tutti perché non è come gli altri... che poi scopre di essere un cigno…

Quando si ha per le mani un classico si hanno davanti due strade: raccontarlo rispettandone fedelmente la trama, oppure intrecciare quella trama con situazioni alle quali rimanda. Ma il titolo dello spettacolo è plurale: I brutti anatroccoli: una differenza piccola, ma fondamentale. Non è solo una questione di quanti siano gli anatroccoli che si sentono, o vengono visti, come diversi. E’ l’idea che questo argomento ci riguarda tutti. Che il mondo è come un immenso stagno nel quale ne nuotano tantissimi, tutti diversi uno dall’altro. Tutti a guardarsi intorno. Tutti a cercare di volare. Ognuno come vuole. Ognuno come può.

Tra papere con gli occhiali, strumenti musicali, divertenti e poetiche suggestioni, lo spettacolo cerca di emozionare intorno all'idea che tutti possano cercare di rendere la propria debolezza una forza. Da qualsiasi punto si parta e in qualsiasi condizione ci si senta. Un modo per alzare gli occhi e guardare il grande cielo che ci circonda. Quel cielo nel quale la vita, qualunque vita, ci chiede di provare a volare.


Spettacoli

Location Giorno Ora Ticket
Teatro Cesare Volta - Pavia (PV) 30/10/2017 10:00