Ludovico secondo Ludovico

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Teatro Libero

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LUDOVICO SECONDO LUDOVICO

Autore: Vittorio Bizzi 
Compagnia: Giorni Dispari Teatro
Con: Leonardo Lempi, Sarah Collu, Andrea Benvenuto e Nicolas Errico
Testo e regia: Vittorio Bizzi
Assistente alla regia: Jacopo Girardi
Scene: Debora Palmieri
Costumi: Officine Red Carpet Teatro
Suono: Alessandro Cerea
Luci e audio: Stefano Capra

Ludovico Secondo, re di Baviera, tenta di mettere in scena una propria opera ma l'impresa sfocia in un omicidio a seguito del litigio con un soldato. 
Sofia, cugina ed ex fidanzata, lo informa che il suo trono è in pericolo e tenta un riavvicinamento sentimentale. Ludovico la rifiuta, va tra il popolo e viene malmenato per errore, tenta di rigirare questo evento a suo favore e trova un accordo con il popolo, poi si consola con l'amante e infine gli preferisce il confronto intellettuale con Wagner, che venera e considera un utile strumento politico. 
Le redini del governo sono in realtà tenute dalla madre di Ludovico, dittatore camuffato da santa, che, nel momento in cui Ludovico crede di avere riconquistato il potere, lo umilia facendo leva sulla sua diversità, inadeguatezza e sul suo senso di colpa. In breve il re viene abbandonato da chiunque gli sta accanto e infine viene deposto per infermità mentale. Privato del potere e della libertà, Ludovico convince il suo psichiatra, che ha complottato contro di lui, ad acconsentire al suo suicidio. 
Ispirato alla figura storica di Ludwig II di Baviera, il testo è di finzione e cerca di esprimere paure e deliri di una creatura inadatta alla propria vita. 

Ludwig II di Baviera: il re pazzo. Un mito che si rinnova tra follia e grandezza, tra sogno e realtà, e costruisce castelli sempre più in alto, tra le aquile. O solo nella sua mente. Una storia di narcisismo, inquietudine, insoddisfazione e solitudine, ma soprattutto la storia di una visione delle cose, di un uomo nel mondo diverso dal mondo. 
Questa pièce si allontana dall'oggettività storica e propone una visione interna di Ludwig, portando fuori dal corpo del re il teatro magico delle sue visioni, materializzando l'inferno dei rapporti umani, per dirla con Sartre. Un'operazione non priva di dolore, ma a questo Ludwig è certamente abituato.
Un grezzo simbolismo da ragazzi di oggi di una periferia metropolitana, Los Angeles, banlieue di Marsiglia o Quarto Oggiaro, che improvvisano rituali crudeli di sesso, di vita e di morte, per sfuggire alla noia. 

Quattro attori interpretano una dozzina di personaggi. Ludovico, capetto controverso di una microsocietà alla deriva, risponde anch’esso al carattere crudo della messinscena, una ricerca personale e artigianale fatta con quello che ha a disposizione, una società ai margini utilizza ogni oggetto che ha, di recupero, riciclo, assemblato da materiale con funzioni originarie anche molto lontane. La scarsezza decorativa, se non dove si tratta della personale e significativa ricerca estetica di Ludovico, non impedisce la presenza di oggetti puramente simbolici, fondamentali alla creazione dei piccoli e grandi miti di una comunità. Questi oggetti saranno maneggiati, goduti e malmenati più che in una società borghese, e con un piglio per così dire tribale. Il metallo domina.
Delle scale di alluminio costruiscono simbolicamente gli ambienti in cui la vicenda è ambientata, una grossa tanica di “Passata di Pomodoro Wagner” è lo sfogo delle pulsioni sanguinarie di tutti. L'azzurro, che identifica ciò che appartiene alla sfera politica e sentimentale di Ludovico, viene lentamente sostituito da un bianco mortifero, in cui la religione si allea con le pulsioni protonaziste di un paese insoddisfatto, mentre la strana bellezza del fiore raro è malmenata e abbandonata, con violenza o dolcezza, con rabbia o rimpianto, e infine lasciata pietosamente libera di trovare una pace nella fine.


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