Il misantropo

Categoria:

Ente:

CHRONOS3

Condividi questa pagina:

Accetta i cookie per visualizzare questo contenuto.

Le mani nude
in collaborazione con Centopercento Teatro
da Molière

regia di Ettore Oldi
assistente alla regia Chiara Cervati
traduzione e adattamento di Antonio Panice
con Matteo Bertuetti, Silvia Napoletano, Antonio Panice e Giacomo Segulia


«E se uno che sia tale, si ritira dalla società, perde nel ritiro la misantropia», chiosa fra i suoi pensieri Giacomo Leopardi: per quanto biasimi il genere umano, è in mezzo agli uomini che può vivere il misantropo.
Il paradossale amore dell’indolente Alceste per la coquette Celimène, incarnazione dei difetti che egli mal sopporta del costume sociale, è emblematica dell’attrazione del misantropo verso l’umanità: egli ne detesta le frivolezze ed ipocrisie, ma, al contempo, essa ha l’arte di piacergli; questo suo attaccamento morboso lo convince che il proprio ardore sia capace di purificare dai vizi qualsiasi anima, anche laddove questi siano particolarmente radicati.

Alceste assume così un ruolo, diventa una maschera che solo la società può abitare, indossa un costume di scena, non senza orgoglio, con tutto l’amore che ha in corpo e del quale può fare finalmente a meno, sconfitta la propria brama di conversione dell’umanità, scegliendo il deserto. La pièce ha luogo in una casa-salotto, punto di incontro mondano e intellettuale, dove forme e convenzioni della buona società si scontrano con il rifiuto e la condanna di qualsivoglia finzione e artifizio; l’azione è appesa alle labbra di Celimène, la quale è chiamata costantemente dalla presenza di Alceste a scegliere se continuare a vivere tra gli uomini o preferire, con lui, il ritiro nell’eremo.

Questa messinscena dell’opera di Molière desidera indagare e portare in superficie, accanto al palese conflitto individuo-società, così emblematicamente chiaro tra le figure di Alceste e Oronte (spasimante di Celimène, avvezzo ed esperto dei meccanismi mondani), l’opposizione tra natura umana e cultura: i personaggi di Celimène e Filinto (quest’ultimo amico fidato del misantropo) rifiutano, ciascuno a proprio modo, la categoricità di Alceste, e accettano le regole non scritte di convivenza della società degli uomini con leggerezza, senza eccessi di bile e consapevoli che le contraddizioni e ipocrisie sono elementi troppo umani per poter essere cancellati dalla forza del merito o della giustizia. È piuttosto la pretesa franchezza di Alceste, l’identità tra esteriorità ed interiorità, la presunta verità, ad essere messa alla berlina; una malattia, parafrasando lo stesso Molière, «che fa l’effetto di una commedia».


Spettacoli

Location Giorno Ora Ticket
Nessuna data in programmazione per questo spettacolo