Trilogia della ragione

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Teatro delle Moire

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LACHESILAB
MILENA COSTANZO

 

“Venite, mie canzoni, parliamo di perfezione: ci renderemo passabilmente odiosi”
Ezra Pound
 
Anne Sexton, Emily Dickinson, Simone Weil.
Perché ho scelto proprio loro? Come ho lavorato? Quali sono i punti in comune? Qual è il senso?
Il senso di questo percorso, il senso di continuare a fare teatro.

Teatro di ricerca? Non si dice. Non si dice più così. Si dice teatro, si dice bravi attori, ogni tanto salta fuori la poesia e di come sia importante. Dimenticandoci tutti la cosa più importante, quella che queste tre donne o poetesse o pensatrici avevano capito bene bene bene. C'è sempre qualcosa che resta nascosto, non possiamo vederlo, ma c'è, su questo non ho nessun dubbio. Non posso credere a quei film dove noi spettatori vediamo l'assassino nascosto in casa e l'ignara vittima continua a fare come se niente fosse, e si spoglia, fa la doccia, si guarda allo specchio e si mette la crema. Non posso credere a una cosa del genere perché so che la presenza è qualcosa di tangibile che modifica l'ambiente e i pensieri. Altrimenti non farei teatro, farei altro, farei qualunque cosa mi permettesse di fare percepire quel nascosto che si trova ovunque, dentro chiunque abbia la voglia, il tempo e l'attenzione di invitarlo e stanarlo. Ecco, queste tre donne, poetesse, pensatrici avevano capito come si fa a fare questo. Avevano trovato “la chiave d'oro” che apre la porta che pochi hanno voglia o tempo di aprire.
 


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