Goose

Categoria:

Ente:

Teatro Linguaggicreativi

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GOOSE. La sindrome del gioco dell’oca
di e con Elise Perrin, Ladislaja Pietrangeli e Marialice Tagliavini
maschere Elise Perrin
disegno luci Jessica Tocci
composizione sonora Nathan Jucker
con la collaborazione di Hernán Gené
tecnico audio Emil Cottino
con il sostegno di Loterie Romande, Fondation Engelberts, Fondazione Göhner, Fondazione BCN, Ville de Neuchâtel
un ringraziamento speciale a Samoa Schoor

Spettacolo adatto dai 5 ai 99 anni

In scena le maschere larvali originarie del carnevale di Basilea (Svizzera).
 
GOOSE La sindrome del gioco dell’oca è uno spettacolo tragicomico ispirato al Gioco dell'Oca, in cui trova una metafora calzante per descrivere il tortuoso cammino dell'uomo.
Il Gioco dell’Oca, oltre ad essere un gioco popolare, e? anche una tavola simbolica apprezzata da popoli diversi, che osa tradurre la vita in un percorso scandito dalle trappole che si presentano nelle diverse età (da tradizione: il Ponte, l’Osteria, il Labirinto, la Prigione, la Barca e la Morte), trappole che l’uomo deve superare per poter raggiungere l’Oca, o l’Unità.

Il progetto di ricerca ha, dunque, come obiettivo tematico quello di affrontare le questioni critiche che l’uomo attraversa durante il suo percorso di vita, mostrando i momenti chiave di ciascun personaggio, momenti critici che tutti attraversiamo.
Bisogna crescere, guadagnare, realizzarsi, relazionarsi, saper scegliere, contribuire, e poi morire. Come si comporta l’essere umano in queste situazioni?
Il giocatore pellegrino, che con ben due dadi alla mano inizia il suo percorso, deve superare trappole ed ostacoli alla ricerca del significato dell'ultima casella: il giardino dell'Oca, luogo di beatitudine e sinonimo dell'arcaica ciclicità del tempo.
 
Per raccontare questo “sali-scendi” tra perdita e conquista, La Cavalcade en Scène ha scelto e costruito artigianalmente le maschere larvali ed espressive.
Perché le maschere? Tutto ha avuto inizio con le maschere larvali, originarie del carnevale di Basilea, in Svizzera, (attualmente candidato ad essere protetto come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità – UNESCO): “Sono grandi maschere molto semplici che non sono ancora arrivate a definirsi in un volto umano”, scrive Jacques Lecoq, il primo ad utilizzare queste maschere nel teatro come strumento pedagogico, “Con queste maschere, si lascia il mondo reale per un altro mondo, ancora da inventare”.
Coprendo l’intero volto, le maschere portano naturalmente ad un gioco senza parole, molto fisico e ricco di poesia, che rende GOOSE uno spettacolo muto capace di abbattere le barriere linguistiche.
Alle maschere larvali sono state affiancate sia maschere espressive che un presentatore (piuttosto surreale) che non è né maschera, né uomo. Il suo nome è Mr. Kraft e non ha ancora ben chiaro il perché sia finito in questa situazione.
La scelta di creare uno spettacolo con maschere integrali è una sfida colta da pochi, poiché la maschera muta e? uno strumento potente, ma e? anche estremamente esigente per quello che riguarda il lavoro corporeo: infatti lo sguardo dello spettatore, privato non solo del testo ma anche della mimica facciale dell’attore, diventa immediatamente più ricettivo alla sua attitudine fisica.
 
Le maschere, i faux corps, i costumi ed il supporto musicale originale (per gli interventi del mondo esterno faremo uso di un grammelot da noi creato), permetteranno allo spettatore d'immergersi in un mondo altro, così lontano dalla realtà eppure così vicino (a livello emotivo) a tutti noi.
 
Tirate i vostri dadi con noi e ricordatevi: quando c’è un Dio burlone che gioca a dadi con l’universo, l’uomo gioca a dadi con la propria esistenza. Miseria o miracolo?
 
 

 


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